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A Ca’ Damiani il tempo si è fermato al 1840, anche se le lancette continuano a scorrere. A carica manuale naturalmente. In provincia di Pordenone, immersa in un parco di dieci ettari fatto di magnolie, palme, cedri e tigli, c'è un ex villa signorile di fine ‘700 ora divenuta albergo, Ca’Damiani appunto, che vanta una particolarità davvero unica: essere completamente dedicata al tempo. Quello degli orologi. Merito del suo proprietario, Toni Antoniazzi, da anni collezionista di orologi d’epoca, “non da polso: ne ho solo qualche pezzo per puro divertimento. La mia vera collezione raccoglie solo orologi da tavolo, da muro, pendole o da campanile”, tutti rigorosamente creati da mastri orologiai, e tutti datati non oltre la metà dell’Ottocento. Esposti nel grande salone al pianterreno che due volte l’anno, a marzo e novembre, ospita una borsa dell’orologio per appassionati che arrivano da tutta Europa per ammirare, comprare e scambiare i loro tesori. E magari riposarsi in una delle undici stanze dell’albergo, ognuna dedicata ad un artigiano dell’orologeria come ad esempio Abraham Louis Breguet, creatore del celebre Tourbillon che scandisce i momenti decisivi delle pagine Comèdie Humaine di Balzac, e nelle quali è custodita almeno una delle loro preziose creazioni. “ In molti casi in realtà si dovrebbe parlare di veri e proprio artisti, geniali scienziati dell’istante”, aggiunge Antoniazzi, “come Pasquale Andervalt, artigiano udinese ottocentesco che realizzò l’orologio ad idrogeno, solo quattro esemplari in tutto il mondo conservati a Vienna, Parigi, Londra, e a Ca’ Damiani , ovviamente.”Funziona grazie ad un meccanismo semplice e complesso allo stesso tempo”, spiega il collezionista, “ha delle palline di zinco che vengono fatte precipitare dalla sommità della cassa in un bagno di acido solforico. Il contatto crea una reazione chimica sprigionando idrogeno che, forte della sua pressione, salendo verso l’alto aziona la parte meccanica. Meraviglie come questa, o come il Segel Uhr, l’orologio a sega, che scende su dei binari dentati autoricaricandosi, o quello a discesa, “praticamente non hanno prezzo”: è vero, il più costoso è valutato intorno ai trentamila euro” chiosa Antoniazzi “ma per noi collezionisti si parla solo in termini di passione”. Che li fa essere sdegnosi verso i meccanismi nati da produzioni industriali: batterie e quarzo appaiono sacrileghi in confronto ai pezzi nati nelle botteghe. E del resto non bisogna stupirsene perchè le tanto comuni pendole si basano sugli esperimenti di Galileo Galilei prima , e di Lèon Foucault più tardi, che ebbero il merito di aver provato che anche la terra, come le lancette, eppur si muove. Tratto da: Album di Repubblica 27 maggio 2004 |
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